ANGELO ANTONIO D'ALESSANDRO

Il più prestigioso ceramista dell'età barocca, nacque a Laterza nel 1642 da Nicol'Antonio da Santeramo e da Cristina Festa.
Fu un prelato, come risulta dall'elenco del clero laertino del 1676. 
Lasciò presto Laterza per studiare in un seminario della capitale e vi tornò sacerdote, succedendo, nel 1667, alla morte del canonico Don Leonardo Antonio Brizio, alla guida della chiesa di San Lorenzo Martire.
D'Alessandro morì nel 1717 all'età di 75 anni.
Al periodo che va dal 1670 al 1690 risalgono le esecuzione di piatti con tese decorate
a tralci e margherite in monocromia turchina, numerosi e pregevoli capi con stemmi gentilizi
conservati in musei francesi e londinesi, ora anche a Laterza.
Al periodo 1689-1693 risalgono le serie dei presentatoi su piede.
Si tratta di importanti commissioni dal momento che è riportato lo stemma del committente.
In questi capi ricorrono motivi ornamentali quali alberi ritorti e fittamente tratteggiati,
elementi vegetali astrattamente calligrafici, figure dai volti gonfi e chiome curate, soggetti insoliti come nel famoso vassoio con il "Mangiamaccheroni" dalle caratteristiche malefiche.
In quest'ultimo pezzo è evidente l'originalità creativa del maestro, infatti, il soggetto del vassoio "Mangiamaccheroni" è liberamente ispirato al noto dipinto di Annibale Carracci, il "Mangiafagioli",
ma il D'Alessandro reinterpreta il personaggio con richiami allegorici e grotteschi, raffigurando una scena a tratti inquietante.
Il contadino del Carrocci viene sostituito da un personaggio in costume del Cinquecento
raffigurato in una scena resa ancora più suggestiva dall'utilizzo del colore turchino.
Attualmente quest'opera è conservata nel Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.
Al periodo successivo al 1690, periodo poco significativo nella produzione del maestro,
risalgono manufatti quali coppe espanse e mattonelle devozionali.
Fra le opere significative del D'Alessandro ricordiamo ancora i due piatti raffiguranti la "Caccia all'elefante", un piatto raffigurante "San Giorgio che combatte il drago" 
(sulla tesa risalta il famoso giglio di Laterza), un piatto con "Diana cacciatrice" 
attualmente conservato presso il Victoria and Albert Museum di Londra.