lunedì 27 giugno 2011

GIAMBATTISTA SASSI – DOMENICO L. G IACOVELLI

MAIOLICHE DI FABBRICA LAERTINA
DA UNA CISTERNA NEL VILLAGGIO RIVOLTA DI GINOSA (TARANTO).
UN CASO DI ARCHEOLOGIA POSTMEDIOEVALE IN AMBITO RUPESTRE

Un interessante documento trovato in rete. Ecco uno stralcio: (il documento completo qui)

L’  ARTE   DELLA   MAIOLICA   LAERTINA
All’interno  della   cisterna  sono  stati   rinvenuti   359  frammenti  di   maiolica,   che   si  rivelano interessanti   soprattutto   perché,   sottoposti   ad   un’analisi   condotta   con   un   duplice  ed   intersecato criterio   di   classificazione   tipologico   -   modulare,   hanno   permesso   di   ricavare  nuovi   dati   sul  popolamento e sulle abitudini di vita in grotta, in un arco di tempo abbastanza ampio che  abbraccia  l’ultimo scorcio del sec. XVI, fino a tutto il sec. XVIII. Non si può dubitare che i reperti ceramici rinvenuti appartengano alla produzione locale della vicina Laterza. Ci danno sicurezza in questa affermazione una serie di elementi che rimandano tutti univocamente   alla   maiolica   di   fabbrica   laertina,   ovvero   la   qualità   dei   manufatti,   il   gusto   del modellato   e   lo   stile   decorativo,   caratterizzato   soprattutto   dal   tratto   turchino   sul   bianco   fondo  stannifero.
L’arte figulina si affermò appieno nel sec. XVIII (nonostante sia significativamente presente già nei secoli precedenti 9 ), in un periodo segnato fortemente dalle controversie tra il Marchese feudatario e l’Università e dalle difficoltà causate dalle pestilenze che mieterono vittime anche nel Mezzogiorno italiano, senza risparmiare le nostre terre 10 . La produzione laertina, caratterizzata inizialmente da una espressione genuina e primitiva tramandata e sviluppatasi quasi istintivamente, raggiunse nel corso dei secc. XVII - XVIII una notevolissima qualità, tant’è  che  più  volte  i  manufatti venivano  indicati  col  nome  di  faenze  o faenzarìe,   a   significare   l’affinità   di   questi   pezzi   con   la   produzione   più   nota   della   cittadina  romagnola, e  faenzari  e  vasari  erano detti gli artigiani che li producevano.  Così annotava con accento celebrativo il Pacichelli, già a fine del sec. XVII, nella sua opera:
Onde i Terrazzani comodamente fabricano della finissima creta del paese istesso delicati, e dipinti vasi […] 11 .
Le maioliche laertine si possono, infatti, certamente ben accostare anche ad altre produzioni
sia regionali, quali quelle di Grottaglie, Manduria, Novoli (e non mancarono reciproche influenze
con gli altri ambienti territorialmente  affini  quali Matera, Altamura, Gravina, Montescaglioso),
siano quelle di altre regioni, quali le ceramiche  a lustro  di Gualdo Tadino o di Deruta o quelle
abruzzesi di Castelli, di Atri e di Penne, siano quelle di Vietri. I dati ottenuti dall’analisi dei singoli reperti, sono in realtà il frutto di un’operazione di analisi quantitativa. Anzitutto è stato necessario prendere le mosse dal conteggio numerico/ proporzionale dei frammenti appartenenti alle forme aperte (ciotole, piatti e tazzine) ed alle forme chiuse (brocche, fiaschette e boccali). Una altrettanto arricchente miniera di notizie emerge dalla analisi della qualità cromatica   utilizzata   nella   decorazione,   come   anche   dalla   suddivisione   tipologica   dei   corredi decorativi utilizzati. Questi ultimi sono stati suddivisi in  species  (geometrico, zoomorfo, sacro, iscrizioni, araldica, floreale)  fatte oggetto di analisi e confronti più approfonditi a motivo della rilevante presenza numerica di frammenti appartenenti a manufatti per i quali il decoratore volle ricorrere a tali corredi iconografici.     
D. L. G.

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